..::INTERVISTA A RAFFAELE UZZI::...
=Prima Parte=
di Caterina Cantone
Sua è la voce con la quale Vincent recita stupende poesie e mormora parole d’amore alla bella Catherine. Ma abbiamo potuto ascoltarlo anche in “Nord e Sud”, “Hotel”, “M.A.S.H.”, “Marathon”, “Piccola Cenerentola”, “Max Hedroom”.
Una chiacchierata emozionante con l’attore che è la versione italiana di Vincent, e scoprire alcuni interessanti retroscena.

Principalmente, che differenza c’è tra attori e doppiatori?
- Prima di tutto, sono entrambi attori. Si esprimono soltanto con mezzi differenti. In teatro, per esempio, si deve recitare con il corpo. E’ necessaria una maggiore enfasi. Il doppiaggio è diverso. Si può dire che un doppiatore recita per il microfono.

Come ha iniziato la sua carriera?
- Ho fatto prima l’Accademia di Arte Drammatica, poi una quindicina d’anni di teatro; Teatro Stabile dell’Aquila, e anche con Nino Taranto, con Gigi Proietti. Dopo ho iniziato a fare doppiaggio.

E come è arrivato al doppiaggio?
- Anni fa, al mare, incontrai Lidia Simioneschi, che era una delle più importanti doppiatrici che ci sono state in Italia. Sua era la voce di Rossella O’Hara in “Via Col Vento”. Mi dice: Ma che bella voce! Perché non fai doppiaggio? Io rispondo: Mi piacerebbe, ho anche fatto dei provini, ma non ci sono riuscito, finora. La cosa è morta lì. Il giorno dopo mi arriva una telefonata, ed era la CDC, che mi chiamava per fare un turno con Lidia. Perché lei era anche direttrice di doppiaggio. Sono andato, e poi ho sentito alla sua assistente: Senti quant’è bravo? Ricordati che bisogna richiamarlo! Così a poco a poco, ho abbandonato il teatro e mi sono messo a fare il doppiaggio.

Cosa ha pensato la prima volta che ha visto Vincent?
- Onestamente non ricordo la prima volta. Il discorso è che io avevo visto un po’ com’era la serie, prima di doppiarlo, e mi ero accorto che era un personaggio interessante. Non tanto per quello che diceva, ma per come era recitato. Si differenziava completamente da tutte le altre serie che avevamo doppiato fino a quel momento. C’era un altro ritmo, splendide musiche, un’atmosfera totalmente diversa. La prima cosa che ho capito, guardando Vincent è che si trattava di un personaggio dolce. Io ero anche il direttore di doppiaggio e allora la prima operazione che abbiamo fatto è stata provare un po’ a trovare la voce adatta, insieme io e Rossella (Rossella Izzo, voce di Catherine Chandler, ndr): l’unica possibilità era quella di usare una voce dolce, perché quest’uomo dice delle parole ed esprime dei sentimenti che non sono di tutti i giorni. Vincent è un personaggio che legge libri dell’Ottocento, non ha vissuto a contatto con il mondo moderno, il nostro, in superficie, quindi non può esprimersi come noi.

Lei ha diretto il doppiaggio; come ha scelto le altre voci? Ha fatto dei provini?
- In questo caso non abbiamo fatto provini: in base alla faccia, all’espressione, abbiamo scelto le voci.

Quindi non tanto in base al personaggio, quanto soprattutto all’attore?
- A volte anche in base al personaggio. Diciamo che mediamente si deve fare un compromesso con quello che poi il pubblico vede, cioè la faccia. Di solito, quando si fa doppiaggio, un po’ per tradizione, un po’ per gusto, ad un viso importante si dà una voce scura, timbrata, ad una faccia meno importante si mette una voce leggera; la cosa importante è che alla fine si abbia un discorso armonico, cioè che le due cose combacino.

La Sua famiglia si interessa al mondo del doppiaggio, dello spettacolo?
- Sì, mia moglie (Maria Teresa Del Torso, ndr) fa i testi, cioè scrive i dialoghi, e quando devo fare un lavoro s’interessa, collabora. Anzi, lei ha fatto quasi tutti i dialoghi della “Bella e la Bestia”!

Lei è di Roma?
- No, sono originario della provincia di Avellino, ma da giovanissimo sono andato a Milano, ed è lì che è avvenuta la mia formazione. Per un po’ ho fatto avanti e indietro tra Roma e Milano, per lavoro, e poi mi sono fermato a Roma.

Quali sono i suoi gusti in fatto di cinema?
- A me il cinema piace molto: tutto! Fino a qualche tempo fa andavo al cinema tutte le sere. Guardo di tutto.

Chi è il suo attore preferito?
- Per certe cose mi piace De Niro, per altre mi piace Dustin Hoffman. Quand’ero ragazzo c’era un attore che avrei voluto, per un attimo, essere: Enrico Maria Salerno. Era secondo me uno dei più bravi attori italiani. Potenzialmente poteva essere il numero uno. Era un grande attore. Non dico che mi sono ispirato a lui, ma ho voluto capirlo bene.

=Fine Prima Parte=
=Continua=