|
Principalmente,
che differenza c’è tra attori e doppiatori?
- Prima di tutto, sono entrambi attori. Si esprimono soltanto
con mezzi differenti. In teatro, per esempio, si deve recitare
con il corpo. E’ necessaria una maggiore enfasi. Il doppiaggio
è diverso. Si può dire che un doppiatore recita
per il microfono.
Come
ha iniziato la sua carriera?
- Ho fatto prima l’Accademia di Arte Drammatica, poi una
quindicina d’anni di teatro; Teatro Stabile dell’Aquila,
e anche con Nino Taranto, con Gigi Proietti. Dopo ho iniziato
a fare doppiaggio.
E
come è arrivato al doppiaggio?
- Anni fa, al mare, incontrai Lidia Simioneschi, che era una
delle più importanti doppiatrici che ci sono state in
Italia. Sua era la voce di Rossella O’Hara in “Via
Col Vento”. Mi dice: Ma che bella voce! Perché
non fai doppiaggio? Io rispondo: Mi piacerebbe, ho anche fatto
dei provini, ma non ci sono riuscito, finora. La cosa è
morta lì. Il giorno dopo mi arriva una telefonata, ed
era la CDC, che mi chiamava per fare un turno con Lidia. Perché
lei era anche direttrice di doppiaggio. Sono andato, e poi ho
sentito alla sua assistente: Senti quant’è bravo?
Ricordati che bisogna richiamarlo! Così a poco a poco,
ho abbandonato il teatro e mi sono messo a fare il doppiaggio.
Cosa
ha pensato la prima volta che ha visto Vincent?
- Onestamente non ricordo la prima volta. Il discorso è
che io avevo visto un po’ com’era la serie, prima
di doppiarlo, e mi ero accorto che era un personaggio interessante.
Non tanto per quello che diceva, ma per come era recitato. Si
differenziava completamente da tutte le altre serie che avevamo
doppiato fino a quel momento. C’era un altro ritmo, splendide
musiche, un’atmosfera totalmente diversa. La prima cosa
che ho capito, guardando Vincent è che si trattava di
un personaggio dolce. Io ero anche il direttore di doppiaggio
e allora la prima operazione che abbiamo fatto è stata
provare un po’ a trovare la voce adatta, insieme io e
Rossella (Rossella Izzo, voce di Catherine Chandler, ndr): l’unica
possibilità era quella di usare una voce dolce, perché
quest’uomo dice delle parole ed esprime dei sentimenti
che non sono di tutti i giorni. Vincent è un personaggio
che legge libri dell’Ottocento, non ha vissuto a contatto
con il mondo moderno, il nostro, in superficie, quindi non può
esprimersi come noi.
Lei
ha diretto il doppiaggio; come ha scelto le altre voci? Ha fatto
dei provini?
- In questo caso non abbiamo fatto provini: in base alla faccia,
all’espressione, abbiamo scelto le voci.
Quindi
non tanto in base al personaggio, quanto soprattutto all’attore?
- A volte anche in base al personaggio. Diciamo che mediamente
si deve fare un compromesso con quello che poi il pubblico vede,
cioè la faccia. Di solito, quando si fa doppiaggio, un
po’ per tradizione, un po’ per gusto, ad un viso
importante si dà una voce scura, timbrata, ad una faccia
meno importante si mette una voce leggera; la cosa importante
è che alla fine si abbia un discorso armonico, cioè
che le due cose combacino.
La
Sua famiglia si interessa al mondo del doppiaggio, dello spettacolo?
- Sì, mia moglie (Maria Teresa Del Torso, ndr) fa i testi,
cioè scrive i dialoghi, e quando devo fare un lavoro
s’interessa, collabora. Anzi, lei ha fatto quasi tutti
i dialoghi della “Bella e la Bestia”!
Lei
è di Roma?
- No, sono originario della provincia di Avellino, ma da giovanissimo
sono andato a Milano, ed è lì che è avvenuta
la mia formazione. Per un po’ ho fatto avanti e indietro
tra Roma e Milano, per lavoro, e poi mi sono fermato a Roma.
Quali
sono i suoi gusti in fatto di cinema?
- A me il cinema piace molto: tutto! Fino a qualche tempo fa
andavo al cinema tutte le sere. Guardo di tutto.
Chi
è il suo attore preferito?
- Per certe cose mi piace De Niro, per altre mi piace Dustin
Hoffman. Quand’ero ragazzo c’era un attore che avrei
voluto, per un attimo, essere: Enrico Maria Salerno. Era secondo
me uno dei più bravi attori italiani. Potenzialmente
poteva essere il numero uno. Era un grande attore. Non dico
che mi sono ispirato a lui, ma ho voluto capirlo bene.
|