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Quando ho visto che “La Bella e la Bestia” veniva
trasmesso in TV, nel 1993, dopo averne tanto sentito
parlare da un’amica, ho deciso per curiosità di
guarducchiarlo.
Non mi ha coinvolto per vari motivi, ma verso la fine ho cercato
di seguirlo per vedere il famoso bambino di Vincent.
Mi sono fatta una mia teoria sul suo concepimento, che può
essere presuntuosa e falsa, basata com’è su spezzoni,
discorsi seguiti e non seguiti. Insomma, da quel poco che ho
visto ho ipotizzato certe cose, ma non le darei per vere; mi
ricordo però di quello che la mia amica mi ha scritto,
del mistero che circonda la vicenda di Vincent e Catherine,
quindi ho cercato di immaginare a come viveva Vincent (un subumano)
il suo amore per una donna (normale). Ho pensato alla sua frustrazione,
di non poterla abbracciare per via degli artigli (un po’
come “Edward Mani di Forbice”), di non poter sentire
le labbra di lei sulle sue, quando a tutti gli effetti, amava,
desiderava, poteva godere dell’amore. Mi sono dilungata
troppo. Comunque, è stato rivelatore l’episodio
ricordato da Padre e Vincent, cioè che da adolescente
Vincent aveva avuto lo stesso disturbo che lo riassaliva, che
lo portava ad annientare la sua parte umana. Allora era passato
grazie al sostegno di Padre, ma attualmente non sortiva il medesimo
effetto calmante.
Per forza, dico io, solo Catherine poteva aiutarlo in quanto
in parte responsabile del suo stato.
Vincent era un essere umano, ma anche in parte animalesco; la
sua natura ferina lo spingeva verso quello che è l’istinto
primordiale di ogni essere vivente, l’accoppiamento per
la riproduzione della specie. Illuminante che i primi attacchi
lo abbiano colto nell’età pubere, cioè quando
iniziano a funzionare gli ormoni ad alta velocità. In
età adulta le cose sono state difficili vista la maturità
del corpo, e, soprattutto, la presenza di un oggetto da amare,
desiderare, possedere. Credete che vincent nel suo intimo non
abbia mai desiderato una famiglia, dei figli?
Quindi, quando Catherine si è appartata nelle grotte
con lui, ha usato sé stessa per placare la pazzia che
gli istinti repressi, costretti a sterili surrogati (sterili,
perché non portavano alla procreazione, non perché
fossero inutili), avevano provocato in colui che lei amava,
desiderava, anche carnalmente -perché no?- in fondo quando
si ama si riesce ad apprezzare (o ad accettare facilmente) TUTTO
del proprio partner.
Originariamente
pubblicato sul N° 5 di “ToL”, Maggio 1995. |